BENESSERE E SICUREZZA: SFIDA SUI MATERIALI

Come abbiamo già detto, il diverso stile di vita imposto dal Covid-19 ha dettato una svolta alle nostre abitudini di studio e di lavoro.

Quello che stiamo vedendo è un vero cambiamento rispetto a quella tendenza che negli anni Novanta del secolo scorso aveva portato ad una compressione degli spazi interni che ostacola le possibilità di organizzare in modo flessibile gli spazi di casa. Ora il lavoro da casa impone di recuperare una divisione degli spazi, per esempio creando uno studio.

Così i nostri amici architetti devono iniziare a progettare pensando a tecniche costruttive che consentano di modificare il layout degli appartamenti senza stravolgere, con interventi invasivi, lo spazio abitativo: si torna al cartongesso ed alle pareti mobili, ma è anche necessario che il sistema degli impianti (il vero fardello delle nostre abitazioni) sia flessibile.

Tra le nuove richieste, si sta facendo importante quello che definisco “lo spazio filtro”, che consente di sanificarsi quando si arriva dall’esterno: c’è dunque un ritorno alla vecchia anticamera o a quegli ingressi che agli occhi dei più contemporanei sembravano stanze sprecate. 

Il grande tema del benessere abitativo è ormai strettamente connesso a quello ambientale: oggi si pone, infatti, molta attenzione ai sistemi di progettazione e ai materiali utilizzati per la costruzione.

Quali sono i materiali più usati se parliamo di bioedilizia?
Certamente il legno è il protagonista indiscusso, sia per le strutture che per le finiture.

Per esempio, se utilizzato per strutture portanti, come pilastri e travi di sostegno per copertura, viene utilizzato un particolare tipo di legno, detto “legno lamellare. Con questo termine s’intende un materiale composito formato da vari strati di legno di diverse essenze, selezionate in base alle caratteristiche di resistenza di ciascuna (principalmente conifere), incollate tra loro con un particolare processo tecnologico. Il risultato è un prodotto che presenta notevoli caratteristiche di resistenza a trazione e compressione.

Per quanto riguarda l’isolamento, la bioedilizia predilige materiali naturali anziché quelli di sintesi, come la lana di roccia, tipiche delle abitazioni convenzionali. Il sughero, la fibra di cellulosa riciclata, la fibra di legno, la canna palustre e la lana di pecora: sono solo alcune delle possibili soluzioni che, oltre a non essere nocivi per la salute, sono traspiranti e garantiscono il mantenimento del confort termico interno.

 Per l’impermeabilizzazione, invece, solitamente viene utilizzata la bentonite per le fondazioni e le murature contro terra e una sorta di guaina idrorepellente (formata da carte di cellulosa o fibra riciclata impregnate di olii e cere) per la copertura.

Considerando gli incentivi fiscali (tra cui ricordiamo il Superbonus 110%), la disponibilità di una vasta gamma di materiali naturali fra cui scegliere (e quindi un grande potere di personalizzazione) e un rendimento energetico davvero invidiabile, la casa in bioedilizia ha tutto quello che serve per rispondere alle moderne esigenze dell’abitare.

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